Come lavorare in sicurezza con le fibre artificiali vetrose?

Fibre Artificiali Vetrose

Le fibre vetrose: rischio lavorativo e prevenzione

Le fibre artificiali vetrose (MMVFs), introdotte nei cicli produttivi italiani già dalla fine degli anni ottanta, hanno avuto un diffuso impiego dal 1992 come sostitutive dell’amianto.
Nonostante le loro proprietà di resistenza chimica e termica le abbiano rese una valida alternativa all’amianto, le fibre artificiali vetrose si sono rivelate patogene per l’uomo, provocando danni a carico del polmone in ragione, prevalentemente, della loro biopersistenza.
I principali effetti sono l’infiammazione cronica, la fibrosi e, da studi sperimentali risulta, anche, un possibile potenziale cancerogeno.

Le MMVFs costituiscono una famiglia eterogenea di fibre e, sulla base dei loro diversi caratteri chimico-fisici, vengono raggruppate in due macrogruppi: filamenti (fibre di vetro a filamento continuo) e lane (di vetro, di roccia, di scoria, fibre ceramiche refrattarie e altre fibre).
Una prima classificazione effettuata dal WHO, nel 1988, ha collocato le fibre ceramiche e le lane minerali tra i possibili agenti cancerogeni per l’uomo.
In merito, nel tempo si sono susseguite diverse opinioni le cui conclusioni, ancora non completamente condivise dalla comunità scientifica, sono riassunte in una monografia IARC (2002) nella quale le sole fibre ceramiche refrattarie (FCR) sono considerate come un possibile cancerogeno per l’uomo e, quindi, classificate in classe 2B, mentre le altre MMVFs sono ricondotte a classi di pericolosità minore.

Più nel recente, in sede di Unione Europea si è pervenuti, grazie all’evoluzione delle conoscenze scientifiche, a una classificazione diversa per quanto riguarda la potenzialità oncogena, basata sulla composizione chimica e sulle caratteristiche dimensionali delle fibre e diversi sono stati i provvedimenti normativi adottati, in merito, nei Paesi dell’Unione.
La grande attenzione posta su questi materiali trova fondamento sul vastissimo utilizzo che ne viene fatto nei più svariati comparti produttivi come isolanti termici, acustici e nella protezione da incendi, circostanza che fa individuare una consistente platea di esposti.
Ciò ha imposto adeguate azioni per far si che il loro impiego non induca danni, a breve e lungo termine, sulle condizioni di salute dei lavoratori.

La necessità di affrontare in termini omogenei e coordinati la tematica ha stimolato la costituzione di un coordinamento tecnico degli Operatori della Prevenzione che in Italia hanno affrontato il problema dell’utilizzo sicuro delle fibre artificiali vetrose con l’obiettivo di raccogliere gli elementi utili da ogni esperienza, realizzata anche presso altri enti o strutture di prevenzione, per documentare i livelli di esposizione ambientale presenti in diverse lavorazioni dei vari comparti indagati, le soluzioni di bonifica proposte o attuate, gli eventuali risultati ottenuti oltre che di definire comuni linee guida di prevenzione per affrontare, in modo corretto e adeguato, il problema nelle aziende dei comparti interessati.
A tale scopo è stato istituito un gruppo di lavoro tecnico, denominato Gruppo Interregionale Fibre (GIF), costituito da Operatori di diversi servizi di prevenzione ambientale (Arpa Emilia Romagna e Toscana) e dei luoghi di lavoro (ASL Reggio Emilia, Piacenza, Modena, Viterbo, Perugia) nonché di Tecnici degli istituti centrali (Istituto Superiore di Sanità, Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza del Lavoro, Consulenza Tecnica per l’Accertamento dei Rischi dell’INAIL).

Ad aprile 2007 il GIF ha presentato, nell’ambito del convegno “Le fibre artificiali vetrose: classificazione, esposizione, danni per la salute e le misure di prevenzione. Risultati di uno studio nazionale”, i risultati di uno studio multidisciplinare, condotto nell’arco di circa tre anni, che restituisce, la revisione e l’analisi dei dati disponibili, i dati sui livelli pregressi e attuali di esposizione, gli effetti sulla salute e della sorveglianza sanitaria, le linee guida di prevenzione, le ricerche, le sperimentazioni e il confronto tra metodi di campionamento e analisi.

Fonte www.puntosicuro.it